Convallaria majalis: il giglio delle valli

Convallaria-majalis-04-17-(4).jpgFiorisce con riserbo e senza dare nell’occhio, le due sole foglie avviluppano i fiori in un abbraccio protettivo preservando la riproduzione. L’umile altezza del fusto la fa passare inosservata tanto da poterci camminare a fianco senza accorgersene. Ma la chiave non è la vista, bensì l’olfatto. Quando i tepali si aprono liberano nell’ aria una delle fragranze più gradevoli del regno vegetale, riempiendo boschi e valli. Di chi stiamo parlando?

La Convallaria majalis L. (Mughetto, Giglio delle convalli, Giglio delle valli, Giglio di maggio) è una erbacea schiva e discreta appartenente alla famiglia delle Asparagaceae. Ormai molto rara allo stato spontaneo, poiché vittima di una raccolta indiscriminata negli anni passati, sta diventando un’essenza ornamentale molto frequente nei giardini ombrosi. Tuttavia riserbo e candore celano una tossicità elevatissima che la rendono una delle specie vegetali più pericolose della flora italiana e non solo.

La famiglia della Asparagaceae appartiene alla classe delle Monocotiledoni, ed è una delle sfide più complesse per i tassonomi. Continuamente sottoposta a revisioni e correzioni attualmente si compone di circa 120 generi per un totale di oltre 2900 specie diffuse in ogni angolo del globo. Tracciare delle linee guida comuni per questa famiglia è alquanto difficile e rischieremmo di incorrere in spiacevoli errori per cui ci limiteremo a dire che le specie ad essa appartenenti rivestono una notevole importanza economica, come ornamentali e alimentari.

Il genere Convallaria include numerose specie originarie di Europa e Asia, attualmente vi appartengono circa 40 specie ma in Italia è presente solo Convallaria majalis L., diffusa anche nel resto dell’Europa, in Nord America e ed in Asia. Il tipo corologico infatti è Circumbor. categorizzando piante di zone fredde e temperato-fredde di Europa, Asia e Nordamerica. La distribuzione nazionale è frammentata poiché risulta assente in Umbria, Puglia, Calabria, Basilicata e nelle isole. In Abruzzo vive sui principali massicci montuosi in corrispondenza dei boschi di faggio e una popolazione abbondante si può rinvenire nei boschi presso Lucoli.

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Particolare dei fiori di Mughetto, si noti l’infiorescenza a racemo unilaterale e il portamento pendulo dei singoli fiori

La specie vegeta spontaneamente in boschi aperti di latifoglie decidue, boscaglie, prati ombrosi e freschi. Non ha particolari esigenze edafiche ma predilige i suoli calcarei, abbastanza ricchi in composti azotati e humus. Dal livello del mare fino a 1200 metri. È una componente del sottobosco delle faggete submontane e montane.

L’etimologia del mughetto è singolare poiché il nome generico “Convallaria” deriva dall’antico nome latino della pianta: Lilium convallium che significa giglio delle valli (che rimane tra i nomi volgari). L’epiteto specifico “majalis” si riferisce alla fioritura nel mese di maggio. Il nome comune deriverebbe dal francese “muguet”  significando “profumato di muschio”. Tuttavia altri autori riportano come ipotesi la derivazione da “nux musquettes” ossia “noce moscata” poiché gli odori di entrambe le specie possono provocare disturbi a chi li annusa troppo. (Cattabiani A., 1998).

Per quanto concerne la morfologia la Convallaria majalis è una pianta erbacea perenne alta dai 10 ai 30 cm datata di un rizoma biancastro lungamente strisciante nel terreno, avvolto da guaine rossastre nella parte apicale. Presenta un fusto eretto, semplice e semicilindrico-bitagliente. La forma biologica è G Rhiz (Geofite rizomatose). Le foglie sono due, entrambe radicali e parallelinervie, di forma ellettico-acuta larghe 5-6 (9) cm e lunghe 13-15 (24) cm. Sono glabre, lisce, circondate da guaine membranose, amplessicauli, con apice acuto e base che si restringe molto gradualmente. Le pagine sono glabre sulla superficie di colore verde-chiaro. L’Infiorescenza è a racemo unilaterale inclinato composto da 6-12 fiori, i quali sono piccoli (5-7mm), bianchi, campanulati, penduli su peduncoli arcuati di 1 cm con brattee ialine di 4-7 mm. Il perigonio candido e urceolato misura 7x7mm ed è composto di 6 tepali saldati terminanti con corte punte libere patenti. I fiori sono intensamente profumati e ricordano l’odore del muschio. L’antesi avviene tra maggio e giugno e l’impollinazione è entomofila. Il frutto è una bacca rossa subsferica, pendula, contenente 3-6 semi di colore bruno.

Il profumo ammalia, rapisce e solletica la voglia di strappare un fiore e portalo con sé per sentire ancora l’odore di primavera. Tanto esile e schivo il mughetto pare innocuo ma cela principi tossici paragonabili alle più conosciute piante tossiche come la Digitale. Le proprietà farmacologiche della C. majalis sono note fin dagli inizi dell’età moderna. Uno dei primi studiosi a menzionarne gli effetti terapeutici fu il medico naturalista Pietro Andrea Mattioli (1501 – 1578) che nella sua opera Commentarii scrisse: “Usano il Lilium convallium i tedeschi per corroborare il cuore, il cervello e tutti i membri spirituali e però lo danno al batticuore, à i vertiginosi, al mal caduco e nella apoplessia”. I medici tedeschi avevano probabilmente imparato ad utilizzare il mughetto dai popoli russi. (Viola S. 1975). Ciò trova conferma nel fatto che la Convallaria, poco conosciuta presso i popoli mediterranei come droga cardiotonica, era usata empiricamente in Russia fin dai tempi remoti. Tuttavia solo in seguito alle ricerche eseguite alla fine del 1800 in Russia e in Francia essa venne introdotta nella terapia medica come succedaneo della Digitale e dello Strofanto. Nella seconda metà del 1900 si isolarono i  due principali glucosidi: convallarina e convallamarina. Nel 1929 il chimico tedesco W. Kerrer isolò dalle foglie e dai fiori un terzo glucoside chiamato convallatossina, ad azione spiccatamente cardiotonica. (Viola S.1975). Altri studi biochimici hanno individuato altri principi attivi quali asparagina, acido malico, citrico e chelidonico, convallatoxolo e convallatoxoside, resine, oli essenziali e zuccheri. (Di Massimo, 2002). Attualmente il suo impiego in medicina è stato abbandonato in quanto la variabilità dei principi attivi è molto elevata.

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Quando presente il Mughetto tende a formare un folti popolamenti grazie alla presenza dei lunghi rizomi

La medicina popolare seppur con reverenza e paura utilizzava le infiorescenze del mughetto, a maggior presenza di principi attivi, come ingrediente per preparare sciroppi, tinture, estratti fluidi e infusi, sia per uso interno che esterno, da impiegare nella cura di affezioni oculari, renali e intestinali oltre che come cardiotonico (Da Legnano L.P., 1973).

I casi di avvelenamento da mughetto riportati in letteratura riguardano essenzialmente l’ingestione dei frutti maturi ad opera di bambini, che vengono attratti dal colore rosso vivo delle bacche. Bisogna fare molta attenzione anche a non bere o servirsi dell’acqua in cui sono stati a dimora i fiori o parti della pianta, poiché i principi attivi si trasferiscono al liquido. I sintomi di un avvelenamento sono caratterizzati da nausea, vomito, aumento della peristalsi intestinale, astenia, vertigini, cefalea, e nei casi più gravi alterazione cardio-vascolare e infarto (Di Massimo, 2002).

Un fiore così delicato e profumato ma al contempo mortale ha attraversato i secoli colmandosi di leggende e tradizioni, e alcune sopravvivono ancora oggi. Molte di queste sono legate al mondo nordico poiché tedeschi e russi ne furono i principali utilizzatori. I romani dedicarono a Mercurio, pensando che il suo profumo inebriante potesse avere il potere di rinforzare il cervello e acuire la memoria. Secondo una leggenda cristiana i primi mughetti sarebbero nati dalle lacrime sparse della Madonna ai piedi della croce, infatti nei dipinti raffiguranti la natività e la crocifissione del Cristo è solito trovare raffigurati dei mughetti simboleggianti la castità e la purezza, e per estensione, la Vergine Maria. Secondo un’altra leggenda cristiana San Leonardo combattendo contro il demonio rimase ferito e dal suo sangue caduto a terra sorsero i mughetti.  Secondo quanto riporta il “Dizionario universale di materia medica” del 1835 scritto dai medici francesi Merat e De Lens, nei paesi nordici i popoli antichi ricavavano dal mughetto una pozione chiamata Acqua d’Oro in grado di curare ogni male tanto da essere considerata una vera e propria panacea. L’affetto per questa essenza è ancora vivo nel Nord Europa tanto essere il fiore nazionale della Finlandia. In Francia il primo maggio c’è l’usanza, introdotta da Carlo IX nel 1561, di regalare gli steli fioriti di mughetto come porta fortuna.

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Tavola botanica realizzata dal Prof. Dr. Otto Wilhelm Thomé. Flora von Deutschland, Österreich und der Schweiz 1885, Gera, Germany

Tante sono le leggende legate al mughetto, e tante altre ancora le varianti regionali tramandate oralmente ne secoli. Tra gli scritti più belli sul giglio delle valli Flora d’Abruzzo ha scelto di riportare una poesia di Giuseppe Ungaretti (1888-1970) ad esso dedicata:

Mughetto fiore piccino

calice di enorme candore

sullo stelo esile

innocenza di bimbi gracile

sull’altalena del cielo.

Con queste parole Ungaretti, nella sua opera Poesie disperse del 1959 descrive il fiore del mughetto. Si serve di una metafora floreale per comunicare al lettore un sentimento di innocenza, tuttavia si coglie una vena malinconica e opprimente. Il mughetto, e per estensione la Natura, dimostra la sua capacità di resistenza e ricorda al poeta il passato sofferto riferendosi ai bimbi. Lo stelo del fiore è esile quanto l’uomo, fragile essere, ed entrambi sopportano il peso di un calice di enorme candore.


ATTENZIONE: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi officinali e sono riportati per puro scopo informativo, pertanto declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, alimentare o estetico.


BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

Cattabiani A., 1998. Florario: Miti, leggende e simboli di fiori e piante. ArnoldoMondadori Editore, Milano.

Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Da Legnano L.P., 1973. Le piante medicinali. Roma

Di Massimo S. 2002. Piante e Veleni. Pesaro (PU)

Pignatti S., 1982. Flora d’Italia. Bologna.

Selezione del Reader’s Digest, 1979. Segreti e virtù delle piante medicinali, edito da Selezione Reader’s Digest. Milano

Selezione del Reader’s digest, 1983. Guida pratica ai fiori spontanei in Italia. Edito da Selezione Reader’s Digest. Milano.

Viola S., 1975. Piante medicinali e velenose della flora italiana. Novara

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3 pensieri su “Convallaria majalis: il giglio delle valli

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