Verbascum niveum subsp. garganicum: il fiore d’oro delle dune

Il Verbascum niveum subsp. garganicum (Ten.) Murb. (Verbasco del Gargano) è un’essenza erbacea frequente sui litorali abruzzesi, che durante la fioritura in estate manifesta tutta la sua bellezza colorando d’oro le dune costiere grazie al giallo intenso dei suoi petali.

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Particolare del fiore di Verbascum nigrum subsp. garganicum (Ten.) Murb. Si notino gli stami maschili ricoperti da peluria, mentre stilo e stimma del gineceo sono glabri.

Appartiene alla famiglia delle Scrophulariaceae così chiamata poiché fino al XVIII secolo la medicina popolare ha utilizzato le specie ad essa appartenenti per la cura della scrofolosi o scrofola, meglio conosciuta nel linguaggio medico come adenite tubercolare, una forma di tubercolosi extrapolmonare. Allo stato odierno questa famiglia annovera circa 2000 specie distribuite in larga parte nelle regioni temperate e fredde e, solo sporadicamente, in quelle tropicali. Fino ad alcuni decenni fa le specie racchiuse in questa famiglia erano oltre 5000, suddivise in 275 generi, ma le nuove ricerche in campo filogenetico hanno ridefinito i confini tassonomici delle Scrophulariaceae spostando più della metà di esse in altre famiglie quali Lamiaceae, Plantaginaceae e Orobanchaceae. È da notare il percorso evolutivo inverso che molte Scrophulariaceae hanno effettuato regredendo verso forme parzialmente parassite a basso contenuto di pigmento clorofilliano (Pedicularis spp.) e forme parassite totalmente prive di clorofilla (Lathrea spp).

Il genere Verbascum è originario della zona Eurasiatica e la Checklist della flora vascolare italiana (Conti et alii, 2005) riporta la presenza di 32 specie in Italia di cui 22 presenti in Abruzzo. Tra queste spicca senza dubbio il Verbasco del Gargano un endemismo dell’Italia centro-meridionale spontaneo esclusivamente in Abruzzo, Lazio, Marche, Molise e Puglia, dal livello del mare fino ai 1000 metri s.l.m. alle latitudini più basse. Secondo la classificazione IUNC è considerato “Vulnerabile” ossia esposto a rischio di estinzione.

Il nome generico Verbascum viene dal latino “verbenae nome con cui si indicavano genericamente rametti e sterpi mentre il nome specifico niveum, anch’esso di origine latina, rimanda alla candidezza del tomento fogliare assimilato al bianco della neve. L’epiteto garganicum invece sta ad indicare la collocazione geografica maggiormente rappresentativa di questa pianta.

Da un punto di vista morfologico il Verbascum niveum subsp. garganicum (Ten.) Murb. è una emicriptofita bienne (H bienn) con un’altezza compresa tra i 30 e i 150 cm caratterizzata da una densa lanosità bianca a tomento molle per tutta la sua parte epigea. Il fusto si presenta ramoso o semplice, le foglie basali presentano un piccolo picciolo di 3-5 cm e una lamina ovato-lanceolata (3-6 x 6 -14), mentre le foglie cauline sono ovali sessili, acute e decorrenti sul fusto. Estremamente vistosa è l’infiorescenza a racemo cilindrica spesso ramosa, che porta numerosi fiori con antesi a scalare. I fiori presentano un calice con diametro di 7-9 mm mentre la corolla pentamera si presenta giallo oro di 25-32 mm e stami pelosi rosso-aranciati. I frutti sono capsule setticide brune contenenti numerosi piccoli semi rugosi obconico-prismatici. L’antesi avviene da giugno a settembre e l’impollinazione è entomogama mentre la disseminazione è anemocora e avviene nel periodo autunno-invernale.

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Infiorescenza di Verbascum niveum subsp. garganicum (Ten.) Murb. Il nome latino niveum rimanda alla colore candido della neve.

Il Verbasco del Gargano è una endemica di indubbia bellezza, che spesso colonizza ambienti retrodunali ed interdunali in relazione con Euphorbia terracina L. dando origine all’associazione vegetale Verbasco garganici – Euphorbietum terracinae. Vegeta in suoli ricchi di sostanza organica fungendo da indicatrice del livello di nitrati nel suolo. Al di fuori del suo habitat rappresenta però un campanello d’allarme circa le condizioni di profondo disturbo antropico ed accentuata nitrofilia. Se in ambiente dunale essa colonizza la fascia sabbiosa delle dune embrionali e delle dune bianche, diventando elemento predominante dei “pratelli terofitici”, in corrispondenza dell’associazione Sileno coloratae – Vulpietum membranaceae, possiamo evincere che in quel luogo vi è un eccesso di disturbo antropogeno dovuto a calpestamento continuo e livellamento delle dune.

Un’ambiente dunale in condizioni di crescita ottimali è caratterizzato dalla presenza di fasce orizzontali di vegetazione che si differenziano in base al grado di complessità fitocenotica che riescono a creare. Nella fascia sabbiosa più esposta alle maree, ai venti, all’evapotraspirazione e all’irraggiamento intenso si avranno pochissime specie di piante, a presenza frammentaria, in grado di resistere agli stress abiotici. Ma nelle fasce retrostanti, anche a soli pochi metri di distanza, una vegetazione gradualmente sempre più complessa e variegata sarà capace di instaurarsi e proliferare. Se le attività umane, più o meno dirette, interferiscono con questa successione ecologica l’equilibrio dunale viene meno causando l’ingressione di specie squalificanti la varietà floristica e danneggiando il biosistema costiero (Lupoletti, 2016). In Abruzzo il Verbascum niveum subsp. garganicum (Ten.) Murb. è molto diffuso e ben lo confermano i rilievi effettuati dal Prof. Pirone tra il 1980 e il 2014 sui litorali della regione. Tuttavia spesso si presenta al di fuori del proprio habitat indicando disfunzioni nel sistema dunale. Oltre che negli habitat costieri il Verbasco del Gargano è stato ritrovato anche nella zona tra Capestrano e Bussi (Tammaro, 1996), ad Ofena e a San Silvestro.

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Verbasceto sulle dune del litorale pinetese. In questo caso si assiste ad una estrema sovrapposizione delle associazioni vegetali non più ordinate secondo un gradualismo ecologico.

In Abruzzo non esistono particolari utilizzazioni riconducibili al Verbascum niveum subsp. garganicum (Ten.) Murb. Tuttavia la sua componente chimica è molto interessante e le specie congeneri hanno trovato largo utilizzo come medicinali naturali in grado di favorire la cicatrizzazione della cute, la sudorazione e alleviare i dolori del tratto urinario. Le indagini biochimiche hanno rilevato la presenza di saponine, mucillagini, acido tapsico, verbascoside, esperidoside, olii essenziali e sostanza amare e resinose (Di Massimo, 2005). Questo corredo biochimico ha fatto in modo che molte specie del genere Verbascum fossero utilizzate dalla medicina popolare per ricavare emollienti, antispasmodici, bechici, antinfiammatori e diaforetici. I ricavati di fiori e foglie infatti stimolano le funzionalità delle mucose dell’apparato respiratorio e hanno leggere proprietà sedative capace di indurre benessere e rilassamento mentale. Anche diverse affezioni dell’apparato gastro intestinale erano curate con infusi o oleoliti. (L.P. Da Legnano, 1973).

Altre usanze circa gli usi dei verbaschi sono riportate in letteratura da Gennaro Finamore nell’opera “Credenze, usi e costumi abruzzesi” del 1890. Esse riguardano l’abitudine di utilizzare le infiorescenze secche come fiaccole nelle zone di Poggio Picense (AQ) e Castiglione Messer Marino (CH). Questa abitudine popolare molto probabilmente affonda le origini in una usanza ancor più antica, infatti il nome greco della pianta del Tasso Barbasso (Verbascum thapsus L.) è Phlómos che deriva dal vocabolo greco phlóx: “fiamma”. Non a caso la foglia spessa e stopposa di questa pianta è stata usata in passato come stoppino per lucerne; ed anche i suoi steli secchi, alti anche due metri, immersi nel grasso venivano trasformati in torce.


ATTENZIONE: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi officinali e sono riportati per puro scopo informativo, pertanto si declina ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, alimentare o estetico.


BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA: 

Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C., 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Da Legnano L.P. 1973 – Le piante medicinali. Roma

De Ascentiis A., 2005. La regina delle Dune. I quaderni della Gramigna, Vol. 5.

Di Massimo S., Di Massimo M., 2005. Planta medica, le erbe officinali tra scienza e tradizioni. I quaderni dell’ambiente N°19.

Finamore G. 1890 “Credenze, usi e costumi abruzzesi”. Palermo

Lupoletti J., 2016. La salvaguardia della duna costiera di Torre Del Cerrano (Pineto): il monitoraggio floristico-vegetazionale.

Manzi A. 2003. Piante sacre e magiche in Abruzzo. Lanciano (CH)

Pignatti S., 1982. Flora d’Italia. Vol 2. Bologna

Ministero della Salute – Disciplina dell’impiego negli integratori alimentari di sostanze e preparati vegetali – Decreto 9 luglio 2012

http://luirig.altervista.org/flora/taxa/index1.php?scientific-name=verbascum+niveum+subsp.+garganicum

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