Arctostaphylos uva-ursi: L’uva degli orsi

uva-ursina_compressedL’Arctostaphylos uva-ursi (L.) Spreng. (Uva ursina, Orsella, Ramoliva) è un tenace arbusto prostrato appartenente alla famiglia delle Ericaceae. Purtroppo è oramai raro e per avere la fortuna di incontrarlo bisogna indossare di giacca, zaino e scarponi e inerpicarsi dai 600 ai 2500 metri attraversando il piano montano e subalpino, fino ad arrivare a quello alpino.

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Zonazione altitudinale dell’Appennino Centrale

La famiglia delle Ericaceae è distribuita in tutto il globo e annovera oltre 100 generi per un totale di 3300 specie. Molte sono conosciute ed apprezzate come piante ornamentali (Erica arborea, Azalea, Rododendro, Corbezzolo) ma anche per gli effetti benefici sulla salute umana (Mirtillo, Uva ursina, Brugo etc). Il genere Arctostaphylos comprende circa 70 specie con areale Europa boreale e Centro-Nord America. Il portamento caratteristico è quello di piccoli arbusti legnosi prostrati a foglie caduche o decidue con fiori urceolati in racemi e bacche carnose. In Italia sono presenti solo due specie appartenenti al suddetto genere: A. alpinus (L.) Sprengel e A. uva-ursi (L.) Sprengel ma solo quest’ultima vegeta spontanea in Abruzzo.

Il termine Arctostaphylos deriva dal greco ed è un nome composto dalle parole “arctos” orso e “staphyle” (uva, grappolo. Vedi Staphylea pinnata), mentre l’epiteto specifico è una traduzione latina del nome generico. Il binomio scientifico dell’arbusto trae ispirazione dall’abitudine che hanno gli orsi di cibarsi delle sue bacche carnose (Pirone, 2015; Di Massimo, 2005).

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Particolare dei fiori urceolati in racemo apicale. (Fonte fotografica: http://www.actaplantarum.org/floraitaliae/mod_viewtopic.php?t=86 )

Le prime segnalazioni in Abruzzo per l’uva ursina risalgono al XVI secolo quando il pittore e naturalista genovese Gherardo Cibo (1512-1600) raccolse nell’aquilano un campione di A. uva-ursi e lo donò al botanico Ulisse Aldrovandi (1522-1605)(Manzi, 2012). Nel 1832 il botanico Michele Tenore (1780 – 1861) nell’opera “Relazione del viaggio fatto in alcuni luoghi di Abruzzo Citeriore nella state del 1831” riporta la presenza della specie nell’area della Majella ed in particolare sulla Cima di Fara e nei pressi delle Grotte del cavallone nella Valle di Taranta. Successivamente nuove ricerche hanno verificato la sua presenza anche sugli altri massicci montuosi abruzzesi. L’Arctostaphylos uva–ursi infatti è un’essenza arbustiva dal corotipo Circum-Artico-Alpino che categorizza specie vegetali tipiche delle zone artiche di Eurasia e Nord America e alte montagne della zona temperata. Il suo habitat sono le pinete montane e subalpine, i lariceti e le formazioni con arbusti prostrati di Mirtillo, Ginepro nano, Rododendri etc. non è raro che si rinvenga su affioramenti rocciosi dagli 600 ai 2500 m s.l.m. poiché predilige suoli sassosi e secchi in stazioni ombreggiate.

Da un punto di vista morfologico l’Orsella è un arbusto sempreverde a portamento prostrato di 20-100 cm di altezza, con fusto strisciante e rami rosso/bruni pubescenti e corteccia scura. La forma biologica secondo il Pignatti è Ch suffr (Camefita suffruticosa), che indica piante con fusti legnosi solo alla base, generalmente di piccole dimensioni. Le foglie sono intere picciolate, con una lamina oblanceolata-spatolata (7-11 x 17-25) lucida, coriacea e glabra. Il margine si presenta intero ed ospita una microscopica frangia di ciglia brevi. I fiori sono piccoli, peduli e di forma urceolata, riuniti in racemi apicali di 3-12 elementi. La corolla è di colore bianco o roseo-pallido di 5-6 mm, mentre il frutto è una bacca globosa (Glossario) color scarlatto a maturità e dal gusto acidulo. L’antesi avviene da aprile a luglio mentre la fruttificazione da settembre a ottobre.

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Esemplare di A. uva-ursi rinvenuto sulla Majella. Si noti il portamento strisciante e il colore rossiccio dei rami.

L’Uva ursina è un’essenza dalle notevoli proprietà officinali e nel succo delle sue foglie giovani la medicina tradizionale abruzzese ha trovato un valente antisettico, astringente, decongestionante e diuretico tanto che nell’Alta Valle del Sangro il decotto di foglie giovani veniva somministrato a chi soffriva di dolori gastrici e di infiammazione dell’apparato urinario (D’Andrea, 1982; Pirone, 2015).

Le foglie contengono numerosi costituenti chimici tra cui arbutina, metilarbutina, ericolina, allantoina, flavonoidi, acido ursolico, acido gallico e citrico, quercetina, e tannini. Molte di queste molecole sono efficaci nella cura di infezioni acute e croniche delle vie urinarie. Anche la moderna farmacologia si è interessata alle proprietà dell’Uva ursina ed in particolare alla rigenerazione cellulare esplicata dall’allantoina, attualmente presente nelle creme cicatrizzanti; all’azione disinfettante e antinfiammatoria dell’apparato digerente svolta da arbutina e metilarbutina e alle proprietà antibatteriche dell’idrochinone, che si libera nell’organismo in seguito a trasformazioni metaboliche della componente glucosidica presente nella pianta (Di Massimo, 2005).

Pur non conoscendo la natura delle virtù officinali dell’Orsella già nel XIII secolo si hanno le prime testimonianze di un uso terapeutico dell’arbusto e nel XVI secolo fu addirittura inserita nei ricettari della Scuola di Montpellier e in quelli della London Pharmacopoeia (Reader’s digest, 1979).

Il periodo più indicato per la raccolta delle foglie è l’estate e i metodi di somministrazione sono molteplici: in polvere tal quale oppure mista a miele o marmellate; sotto forma di decotto o macerato o anche come estratto fluido da prendere in gocce (Da Legnano, 1973). La presenza di tannini e acido gallico nelle foglie rendeva l’uva ursina un buon colorante grigio, bruno o nero da adoperare durante la conciatura delle pelli, in particolare del cuoio russo e marocchino (Reader’s digest, 1979).

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L’A. uva-ursi si rinviene frequentemente su affioramenti rocciosi.

Un’altra curiosità connessa all’ Uva ursina è l’origine del nome dialettale abruzzese “mbriachelle” usato per identificare le bacche della pianta e per estensione la pianta stessa. Nella tradizione abruzzese con il termine “mbriachelle” si intendono numerosi frutti selvatici eduli e carnosi come sorbi, corbezzoli, fragole, mele e pere selvatiche che venivano usate per produrre bevande alcoliche in seguito a processi fermentativi (Manzi, 2003). Tra gli altri epiteti in vernacolo si riportano Pemmadurelle, Uvele, Uva urzina, Eva orsina, Ua alli ursi (Pirone, 2015).


ATTENZIONE: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi officinali e sono riportati per puro scopo informativo, pertanto si declina ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, alimentare o estetico.


BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA:

Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Da Legnano L.P. 1973 – Le piante medicinali. Roma

Di Massimo S., Di Massimo M., 2005. Planta medica, le erbe officinali tra scienza e tradizioni. I quaderni dell’ambiente N°19.

Manzi A. 2003. Piante sacre e magiche in Abruzzo. Lanciano (CH)

Pignatti S., 1982. Flora d’Italia. Vol 2. Bologna

Pirone G. 2015. Alberi arbusti e liane d’Abruzzo. Penne (PE)

Selezione del READER’S DIGEST, 1979. Segreti e virtù delle piante medicinali, edito da Selezione Reader’s Digest , Milano

Manzi A., 2012. Storia dell’ambiente dell’Appennino Centrale. Meta Edizioni; Fondazione Pescarabruzzo.

Gianluca Nicolella 29/11/2007.  Arctostaphylos uva-ursi (L.) Spreng. – Uva  ursina. Forum disponibile on-line http://www.actaplantarum.org/floraitaliae/mod_viewtopic.php?t=86 Data di consultazione 16/01/17

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