Arum Italicum: il fiore del calore

img_5519-min_fotorL’Arum italicum Mill. (Gigaro, Pan di Serpe, Pan di Vipera, Calla selvatica, Erba saetta) è una erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Araceae.  Molto diffusa in tutta Italia, in questo periodo possiamo osservare le grandi foglie screziate ai margini delle strade, in corrispondenza di fossi e fontane. Tra fogliazione e fioritura il gigaro ci accompagna per quasi tutto l’anno esplodendo in estate con splendide fioriture, tanto da guadagnarsi l’appellativo di Calla selvatica.Le Araceae sono distribuite in tutto il mondo con baricentro nelle regioni tropicali e subtropicali, solo pochi generi si sono diffusi nelle aree temperate e pochissime specie nei freddi climi nordici o alle alte quote montane. Negli ambienti tropicali le piante di questa famiglia acquistano un ruolo importante nella composizione delle foreste pluviali o ambienti umido-caldi sia come piante a foglie larghe, che liane rampicanti o epifite. Grazie a recenti ricerche paleobotaniche e palinologiche (studio di pollini e spore fossili) si è scoperto che la famiglia delle Araceae ha un’origine antichissima. Impronte fossili di cauli, foglie e spadici sono state trovate in depositi terziari nell’isola di Spitzbergen (Norvegia), mentre in Portogallo alcune ricerche hanno portato alla luce del polline in depositi del Cretaceo inferiore (120 milioni di anni fa).

Il genere Arum annovera circa 40 specie delle quali 5 appartengono alla flora spontanea italiana. Sia il Pignatti (1982) che il Conti (2005) segnalano 3 specie per l’Abruzzo: A. cylindraceum, A. lucanum e A. Italicum; l’A. pictum è presente solo in Sardegna e sull’Isola di Montecristo mentre A. apulum solo in Puglia (Conti et alii, 2005). Il corotipo dell’A. italicum è Steno-Mediterraneo e si può facilmente rinvenire in macchie boscate, cedui, radure, siepi, vigne e oliveti da 0 fino a 800 m s.l.m., raramente 1300 (Pignatti, 1982). È una pianta sciafila dal carattere sinantropico per cui si trova nei fossi vicino ai centri abitati, nelle concimaie o lungo le strade.

L’etimologia del nome generico è incerta ma è stata avanzata l’ipotesi che provenga dal greco “aron” o dell’ebraico “ar” entrambi traducibili in italiano con “calore”. È plausibile che il nome si riferisca alla capacità di queste piante di emettere calore durante la fioritura.  Il nome specifico invece fu attribuito dal botanico scozzese Philip Millers in riferimento alla località dei primi ritrovamenti.

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Arum italicum Mill. durante l’antesi. Si noti la spata bianco-verde e lo spadice clavato sotto il quale si trovano i fiori maschili e femminili

La forma biologica del gigaro è G rhiz. (Geofita rizomatosa) e indica piante con un fusto sotterraneo, detto rizoma, che ogni anno emette radici e fusti avventizi. L’habitus è erbaceo a portamento eretto con un’altezza di 20-50 cm. Dal rizoma ovoide e tuberiforme nascono in autunno le foglie che sono glabre, di colore verde intenso e possono presentare venature biancastre sulla pagina superiore. Hanno una lamina lunga 15-30 cm di forma astata con due lobi basali divergenti. Molto vistosa è la singolare infiorescenza costituita da una spata lanceolato-acuminata, lunga fino a 30 cm, di colore verde giallastro talvolta sfumata di porpora e da uno spadice di 4-6 cm terminante in una appendice clavata di colore giallo. I fiori molto piccoli, unisessuali, crescono alla base dello spadice e i maschili sono sovrapposti ai femminili. Tipico di questa famiglia è l’odore di carne in putrefazione emanato dai fiori che attira e inganna gli insetti saprofagi, rendendoli inconsapevoli impollinatori. L’antesi avviene da marzo a luglio. I frutti sono bacche carnose (Glossario)raccolte sullo spadice, prima verdi poi rosse a maturità. La fruttificazione avviene da luglio e settembre e la dispersione, zoocora, è garantita da uccelli e piccoli mammiferi.

Descrivendo la struttura fiorale del Pan di serpe è inevitabile approfondire il ruolo della spata: presiede a molteplici funzioni quali proteggere l’infiorescenza dalle avversità meteoriche; intrappolare gli insetti pronubi (generalmente ditteri brachiceri) per garantire l’impollinazione e garantire il mantenimento dell’elevata temperatura interna durante l’antesi. Quest’ultima caratteristica tra il XVIII e il XIX secolo attirò l’attenzione dei primi fisiologi vegetali come Jean Senebier (1742 – 1809) e Adolphe T. Brongniart (1801 – 1876) che riscontrarono un aumento della temperatura di 5-10° fino a 14° rispetto all’ambiente esterno dovuto ad una intensissima attività catabolica durante l’antesi (Pignatti, 1982). Questo fenomeno, in sinergia con l’elevata secrezione di sostanze zuccherine dai fiori attira efficacemente gli insetti impollinatori. Un’altra curiosità connessa alla spata fu messa in evidenza dal naturalista Giuliano Montelucci (1899-1983) che osservò come la spata fosse un paraboloide dimetrico che ha per fuoco lo spadice, sul quale convergono le radiazioni calorifiche del sole; al momento dell’antesi la spata è aperta verso Sud, nella posizione che permette la migliore captazione solare (Pignatti, 1982).

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Schema dell’infiorescenza delle Araceae. Da Pignatti S., Flora d’Italia, Vol.3, pag. 627.

L’Arum italicum è un vegetale strettamente collegato alle attività umane ma non sempre in modo felice. La presenza in ogni tessuto di aroina, saponine e un glucoside dell’acido cianidrico, che si attiva a contatto con l’acqua, rende questa pianta altamente tossica. L’avvelenamento avviene quasi esclusivamente per ingestione delle bacche e l’azione tossica dei suoi principi attivi si manifesta attraverso infiammazione della mucosa oro-faringea, intensa salivazione, nausea, vomito, dolori addominali, crampi e alterazioni cardio-circolatorie. Effetti indesiderati possono verificarsi anche per contatto con i succhi della pianta che possono generare vesciche e irritazioni cutanee (Di Massimo, 2002). Sono ormai rari i casi di avvelenamento ma è bene prestare attenzione alla curiosità dei bambini che, sollecitata dal colore rosso lucente e dal sapore dolciastro delle bacche, può portare a gravi conseguenze.

Il famoso medico svizzero Paracelso scrisse: “Tutto è veleno: nulla esiste di non velenoso. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto” e la medicina popolare ci dà una prova tangibile di questa teoria. Preparazioni ben dosate di foglie e rizomi erano efficaci espettoranti, antielmintici e antireumatici. I suoi principi tossici sono termolabili e lo sapevano bene i contadini di un tempo che sottoponevano a intensa bollitura i rizomi biancastri del Pan di serpe per ricavarne una fecola nutriente e dal sapore gradevole, contenente fino al 70% di amido. La fecola veniva aggiunta alla farina nei periodi di carestia ma in Inghilterra era venduta tal quale con il nome di Tapioca di Portland.

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La tradizione popolare abruzzese attribuì al gigaro diverse proprietà magiche credendo che tenesse lontani gli spiriti maligni, proteggesse i neonati e donasse amore agli sfortunati. in alcune aree della regione era chiamata “jerve che accocchie e scocchie” ossia erba che unisce e divide. Secondo Tammaro questa denominazione è connessa al fatto che “la pianta era usata per fatturare l’innamorato di un’altra donna, staccando la brattea dall’infiorescenza e chiamando il nome dell’innamorato. Per annullare la fattura si ricorreva ad una fattucchiera che sulla pianta intera recitava frasi misteriose” (Manzi, 2003).

Ma il potere magico del Pan di serpe non si limitava all’ambito amoroso e apotropaico, gli agricoltori di un tempo traevano indicazioni sull’andamento dell’annata agraria mediante l’osservazione della spata. In base ad alcune sue caratteristiche i vecchi contadini di Gessopalena presupponevano la futura produzione di olio, grano e granturco i cui colori sono richiamati all’interno della spata (Manzi, 2003).

Oggi sappiamo che l’Arum italicum non ha alcuna di queste proprietà ma si può considerare un indicatore ecologico di suoli ricchi, umidi e dal pH neutro. La sua presenza presso i nostri orti può indirettamente aiutarci nel monitorare l’attività dei cinghiali. Questi animali sono avidi consumatori di rizomi del gigaro per cui se esso è presente ai bordi dell’orto i cinghiali dapprima mangeranno questi per poi dedicarsi ai nostri orti. Per avere una chance in più di allontanare i cinghiali dalle colture si può far propagare la specie lontano dagli orti sperando che si sazino con il suo rizoma.


ATTENZIONE: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi officinali e sono riportati per puro scopo informativo, pertanto declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, alimentare o estetico. 


Fonti Bibliografiche:

CONTI F., ABBATE G., ALESSANDRINI A., BLASI C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Di Massimo S. 2002. Piante e Veleni. Pesaro (PU)

Manzi A. 2003. Piante sacre e magiche in Abruzzo. Lanciano (CH)

Pignatti S., 1982. Flora d’Italia. Vol. 3 Bologna

Sitografia:

Giuliano Salvai. 08 feb 2008. Arum italicum Mill. In Acta Plantarum Forum Disponibile On-line http://www.actaplantarum.org/floraitaliae/mod_viewtopic.php?t=1790 data di consultazione 07-01-2017

https://it.wikipedia.org/wiki/Arum_italicum

https://it.wikipedia.org/wiki/Araceae

http://www.altovastese.it/ambient/come-difendere-orti-e-frutteti-da-cinghiali-e-altri-animali-selvatici/

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