Ilex aquifolium: un antico albero magico e curativo

agrifoglioL’Ilex aquifolium L. (Agrifoglio, Alloro spinoso) è un elegante arbusto o piccolo albero sempreverde appartenente alla famiglia delle Aquifoliaceae, la quale è presente in tutti i continenti con una maggiore concentrazione nell’ America centro-meridionale. Si tratta di una famiglia molto arcaica risalente al Cenozoico, conosciuta e apprezzata fin dall’antichità per il legno duro e pregiato e per le numerose proprietà mediche.

Il genere Ilex annovera oltre 100 specie ed è diffuso prevalentemente nelle regioni subtropicali, tropicali e temperate dei due Emisferi mentre in Italia vive spontaneo solo l’Ilex aquifolium L. in tutte le regioni della nazione. Questa essenza ha un carattere sciafilo e mesofilo insediandosi in stazioni con inverni miti e umidi ed estati non troppo aride, di tipo atlantico. Il suo habitat sono i boschi caduchi termofili di faggio, carpino bianco e quercia ma può trovarsi associato anche ad abete e tasso. Tuttavia lo stato contingente di questa specie è preoccupante poiché divenuto raro allo stato spontaneo a causa delle intense raccolte ed estirpazioni (Pirone, 2015). In Abruzzo esistono alcune località in cui l’abbondante presenza dell’agrifoglio conferma la buona salute della flora regionale, tra queste citiamo Valle Grande di Rocca San Giovanni (CH) dove vegeta a pochi metri di altitudine insieme a Lauro e Leccio, e il Bosco di S. Antonio a Pescosansonesco (PE) che ospita esemplari di notevoli dimensioni (Pirone, 2015). Non ha preferenze edafiche ma predilige suoli ben drenati e ricchi di nutrienti.  Cresce bene in condizioni di media luce in ambienti umidi, ad altitudini comprese tra 25 e 1400 m s.l.m.

Il nome del genere deriva dal latino “Ilex”, “Leccio” poiché le foglie di queste due specie presentano consistenza e forma simili. L’epiteto specifico “aquifolium” descrive la spinosità della pianta essendo l’unione dei vocaboli “acus” ago e “folium” foglia. (Di Massimo, 2002). In Abruzzo è chiamato con diversi nomi dialettali, tutti collegati alla spinosità fogliare, tra cui Acrefojje, Acrifujje, Cecasurgi e Calinne. (Pirone, 2015).

Se la forma biologica dell’agrifoglio è univoca, P (fanerofita), non si può dire lo stesso della sua sotto forma che in base alle caratteristiche stazionali può manifestarsi in due portamenti: P caesp (Fanerofita cespugliosa) che indica piante legnose con portamento cespuglioso; P scap (Fanerofita arborea) che invece riguarda le piante legnose con portamento arboreo. La differenza nel portamento è legata alla stazione in cui vegeta: l’individuo infatti se vive nei sottoboschi assumerà un portamento arbustivo mentre in spazi aperti si espanderà come un albero.

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Ilex aquifolium L. – Esemplare a portamento arboreo

Per quanto concerne la morfologia l’agrifoglio raggiunge altezze massime di 10 metri, con fusto eretto a corteccia liscia e glabra di colore grigio-nerastra e chioma densa. Le foglie presentano uno spiccato polimorfismo. Sono persistenti (2-3 anni) coriacee, glabre, alterne, semplici, brevemente picciolate, con piccole stipole caduche. Le foglie dei rami inferiori hanno lamina ovale, ondulata con margine dentato spinoso (6 – 8 spine per lato), mentre quelle dei rami superiori e dei polloni hanno lamina intera e acuminata all’apice. La spinescenza rappresenta una difesa naturale contro la brucatura degli erbivori ragion per cui è accentuata nelle foglie dei rami bassi e tende a scemare verso l’apice della chioma. Tutte le foglie sono di colore verde scuro ma la pagina superiore è lucida mentre quella inferiore è opaca e più chiara. I fiori sono unisessuali tetrameri, piccoli (6 mm), riuniti in gruppi e disposti sull’ascella fogliare dell’anno precedente. I maschili sono bianchi orlati di rosso e hanno 4 stami; i femminili sono bianchi con 1 pistillo e ovario supero sormontato da 4 stimmi quasi sessili. È pianta dioica per cui esistono Agrifogli che portano fiori femminili (con ovario, stilo e stigma) ed Agrifogli che portano fiori maschili (con stami ed antere). L’antesi avviene da maggio a luglio. I frutti, osservabili solo sulla pianta femmina, si presentano come drupe subsferiche (vedi Glossario) carnose, di diametro massimo di 10 mm, con colore rosso lucente e persistenti per tutto l’inverno. Al suo interno si trovano 4 semi. Il periodo di fruttificazione va da settembre a dicembre.

Come accennato poco sopra le Aquifoliaceae sono famose per le proprietà mediche e anche l’Ilex aquifolium trova largo impiego nella medicina popolare, tuttavia i suoi effetti venefici superano quelli benefici. L’agrifoglio infatti è una pianta indicata come velenosa per la presenza del glucoside ilicina nella corteccia e di alcuni alcaloidi, tra cui rutina e teobromina, in foglie e frutti. L’avvelenamento avviene quasi esclusivamente per ingestione delle bacche, molto invitanti a causa del colore vivace. Esso si presenta inizialmente con alterazioni a livello neurovegetativo caratterizzate da nausea, vomito, diarrea, dolori gastrico-intestinali e nei casi gravi possono verificarsi delle convulsioni (Di Massimo, 2002). Tuttavia sono note anche diverse proprietà terapeutiche che vedono nell’Agrifoglio un valente febbrifugo, antimalarico, diuretico, tossifugo e antireumatico (Boni U., Patri G., 1977). In letteratura si trovano diverse ricette e modalità di estrazione della droga sia dalla corteccia che dalle foglie entrambe impiegate per uso interno attraverso decotti e tinture vinose o alcooliche.  P.A. Mattioli, importante naturalista del XVI secolo, racconta dell’utilizzo delle fronde spinose dell’Agrifoglio per difendere la carne salata dai roditori (Ciaschetti et al., 2010) Da questa usanza deriva il nome dialettale Cecasurgi.

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Ilex aquifolium L. – Particolare delle foglie

La cornucopia delle virtù dell’agrifoglio non si limita alla pregevolezza del legno omogeneo e alle vaste proprietà terapeutiche ma raccoglie anche usi ornamentali e magici comuni a molte popolazioni antiche. Secondo quanto riportato da Estella Canziani in Abruzzo l’Agrifoglio era detto legno stregonio per le sue presunte proprietà apotropaiche ed era solito porre nella culla dei neonati un ramoscello per tenere lontane le streghe. A Gessopalena fino a pochi anni fa era consuetudine appendere alla porta di casa rami di questa pianta per evitare streghe e fattucchiere (Manzi, 2003). Oggigiorno questa usanza ha perso la sua connotazione magica ma persiste la tradizione di appendere i rami colmi di frutti rossi alle porte delle case nel periodo natalizio. Per usi più prosaici i cacciatori della regione raccoglievano e schiacciavano le bacche per preparare la pania per l’uccellagione.


ATTENZIONE: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi officinali sono riportati per puro scopo informativo, pertanto declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, alimentare o estetico. 


PRINCIPALI FONTI :

PIGNATTI S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna

CONTI F., ABBATE G., ALESSANDRINI A., BLASI C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

PIRONE  G., 2015. Alberi, arbusti e liane d’Abruzzo. Penne (PE) 

DI MASSIMO S., 2002. Piante e Veleni. Pesaro (PU)

BONI U., PATRI G. 1977. Le erbe medicinali aromatiche cosmetiche. Vol. 1

DA LEGNANO L.P. 1973 – Le piante medicinali. Roma

MANZI A. 2003. Piante sacre e magiche in Abruzzo. Lanciano (CH)

CIASCHETTI G., NIMIS P.L., MARTELLOS S., DI MARTINO L., DI CECCO M., PERONI M., ANDRISANO T., foto di Andrea Moro, 2010. Guida alle piante legnoso del Parco Nazionale della Majella (versione stampabile della guida interattiva).

SITOGRAFIA :

Marinella Zepigi, 2008 – “Ilex aquifolium L. – Agrifoglio”. In Acta Plantarum, Forum. Disponibile on line (data di consultazione: 16/12/2016): http://www.actaplantarum.org/floraitaliae/viewtopic.php?f=95&t=2246

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