La Daphne laureola: il piccolo alloro dei boschi

daphne-1_compressed La Daphne laureola L. (Laurella, Pepe montano, Olivella, Veduvella) è un arbusto sempreverde, alto dai 30 ai 120 cm, che appartiene alla famiglia delle Thymelaceae. Questa famiglia è diffusa in tutti i continenti e raccoglie specie a portamento erbaceo, arbustivo e arboreo. In Italia sono presenti 12 specie e per l’Abruzzo sono state riscontrate D. laureola, D. mezereum, D. oleoides, D. alpina spp. alpina e D. sericea (Pirone 2015).Alcune segnalazioni di Zodda (1967), non ancora confermate, riportano la presenza nella regione di Thymelaea hirsuta (L.) Endl. e di Daphne gnidium L. (Pirone 2015). Il nome generico affonda la sua etimologia nel greco antico “daphnèche significa “alloro” richiamando la somiglianza di foglie e drupe con quest’ultima. Il nome specifico è un vezzeggiativo e vuol dire “piccolo alloro” per indicare la differenza di habitus tra le due essenze.

La forma biologica della Laurella è ambigua, viene indicata dal Pignatti (1982) come P caesp mentre altri testi autorevoli la siglano come una NP (nanofanerofita), una sottospecie delle fanerofite che raccoglie specie legnose recanti gemme ad un’altezza dal suolo compresa tra i 30 e i 100 cm. La corteccia è liscia, grigio-castano con evidenti cicatrici trasversali nel punto di attacco del picciolo fogliare. Le fibre corticali resistenti e tenaci hanno trovato impiego nella fabbricazione di corde e tessuti grezzi. Le foglie sono persistenti, glabre e coriacee, con margine intero e lamina obovata-lanceolata lunghe 4-12 cm e larghe 2-4 cm. Spesso sono raggruppate all’apice del fusto e dei rami con la tendenza per le mediane ad essere patenti e le inferiori ricadenti. La pagina superiore è verde scuro mentre quella inferiore è più chiara. I fiori sia femminili che ermafroditi, di colore verde-giallognolo e di dimensioni ridotte (9-12 mm), sono riuniti in racemi localizzati sull’ascella fogliare. La fioritura avviene da aprile a giugno. Il frutto è una drupa (frutto carnoso, indeiscente con seme protetto da un rivestimento legnoso chiamato endocarpo es: la ciliegia) di colore nero lucido a maturità e di forma ovale. La fruttificazione avviene da giugno ad agosto. Corteccia, frutti e foglie se strofinati emanano un odore amaro e pungente che risulta spesso sgradevole, al contrario i fiori sono profumati.

La laurella è una specie mesofila che vegeta in ambienti freschi da 300 a 1500 m. Ospite fissa dei sottoboschi di quercete, faggete e castagneti può vivere anche nelle leccete della macchia mediterranea ma solo in stazioni umide e fresche. Non presenta particolari esigenze edafiche pur essendo indicata una preferenza per i suoli blandamente acidi (Pignatti 1982). Il suo areale Europeo si estende dalla Penisola Iberica fino alla Penisola Balcanica e dalla Scozia all’Africa Settentrionale. Il corotipo è SUBMEDIT.-SUBATLANT.

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Daphne laureola L. – Particolare delle foglie

L’importanza di questa essenza arbustiva, oltre alla sua eleganza nell’habitus e alla valenza ecologica come bioindicatrice di stazioni umide e fresche, risiede nelle proprietà velenose e officinali racchiuse nei suoi organi. Le virtù officinali delle Dafni erano conosciute già all’epoca dei greci e si hanno indicazioni di Ippocrate, Dioscoride e Galeno che le attribuivano proprietà anafrodisiache, purganti e colagoghe. Attualmente si pensa che queste indicazioni siano frutto di errate identificazioni botaniche a causa degli innegabili effetti collaterali dei suoi principi attivi ben conosciute dalla medicina popolare (Di Massimo 2002). Ogni porzione della pianta contiene dafnina e mezereina, rispettivamente un glucoside cumarinico composta da glucosio e dafnetina e una resina acridica che se ingerite possono provocare bruciore della mucosa orofaringea; aumento della salivazione e difficoltà a deglutire; forti dolori gastrici e addominali; ematuria, enterorragia, diarrea, vertigini, convulsioni e nei casi più gravi anche collasso cardio-circolatorio. Strofinando a mani nude corteccia, foglie e frutti si liberano i principi attivi che possono causare infiammazioni della cute e insorgenza di vesciche. (Di Massimo 2002). I casi di avvelenamento sono molto rari e i soggetti più vulnerabili sono i bambini che attratti dalla lucentezza dei frutti possono ingenuamente ingerirli. Fortunatamente i composti amari della drupa ne scoraggiano l’assunzione. La dose letale per un bambino è di 6-8 bacche, per una adulto oltre 20. La medicina popolare, pur guardando l’olivella con deferenza, ricorreva ai suoi effetti purganti e depurativi preparando decotti ed estratti fluidi per uso interno e macerati e polveri per uso esterno (Da Legnano L.P. 1973) tuttavia ogni prescrizione era da valutare con attenzione poiché non scevra di pericoli.


ATTENZIONE: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi officinali sono riportati per puro scopo informativo, pertanto declino ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, alimentare o estetico. 


PRINCIPALI FONTI :

PIGNATTI S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna

CONTI F., ABBATE G., ALESSANDRINI A., BLASI C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

PIRONE G., 2015. Alberi arbusti e liane d’Abruzzo. Penne (PE)

DA LEGNANO L.P., 1973. Le piante medicinali. Roma

DI MASSIMO S., 2002. Piante e Veleni. Pesaro (PU)

SITOGRAFIA: 

Nino Messina, 2013 -“Daphne laureola L. – Dafne laurella”. In Acta Plantarum, Forum. Disponibile on line (data di consultazione: 25/10/2016): http://www.actaplantarum.org/floraitaliae/viewtopic.php?f=95&t=46896

 

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